
La psicoanalisi alla fine del ventesimo secolo è attraversata da un profondo ripensamento che ne amplia considerevolmente l'orizzonte: nuove scuole e nuove teorie arricchiscono l'originario insegnamento freudiano rendendone fruibile la pratica a un pubblico sempre più vario. Cosa propone la psicoanalisi di fronte alle nuove forme di disagio, così diverse da quelle della Vienna di fine Ottocento? Con quale orientamento e con quali strumenti si affaccia su un futuro nel quale la crescente spinta tecnologica promette di mutare radicalmente il nostro modo di vivere e di pensare? L'idea di un "buon uso dell'inconscio" costituisce un tentativo di rispondere a queste domande, e Marco Focchi la sviluppa in un testo vivace, ricco di esemplificazioni e di confronti. Passando in rassegna i "mali di fine millennio", l'autore li vaglia in una dialettica tra socialità e sessualità, tra civiltà e pulsione, mostrando come il continente scoperto da Freud contenga potenzialità ancora tutte da sviluppare.